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1994 Roma :  Galleria Trifalco                                    1994 Alghero -: Chiostro s. Francesco (personale)
1994 Roma :  Galleria Eralov (personale)
1995 Roma : Galleria l'Arco Via Giulia 195a (personale)
1997 Roma :  Massenzio per l'Arte (personale)
2000 Roma : Residence 4 Fontane (personale)
2005 Roma : Domus Romana  (personale)
2009 Roma : Galleria "Il laboratorio" via del Moro,49 2011 Roma : Galleria "Il laboratorio"  (personale)  2012 Roma : Galleria "Il laboratorio"  (personale)

Mostre

1981 Roma :   Museo di S. Egidio
1985 Roma :  Galleria S .Marco
1986 Bologna :  Arte Fiera
1986 Todi : Palazzo Comunale
1987 Londra e Dusseldorf : Crasts from Rome
1988 Bologna : Arte Fiera
1988 Roma : Sala Bramante a Piazza del Popolo
1989 Firenze : Mostra artigianato (sez. artistica)
1990 Roma :  La seduzione dell'artigianato
1992 Roma  : Museo di S. Michele
1992 Roma :  Centro Capuano (personale)
1993 Orvieto :  Palazzo del Popolo (personale)

 

 

 

Serena Lugli - Negli appositi spazi

 

 I quadri di Serena Lugli  raccontano come far coincidere i nostri spazi e tempi interiori con gli spazi e i tempi di vita.

Guardandosi intorno la pittrice blocca gli istanti restituendoli come interpretazioni del vissuto, filtrati dai suoi stati d’animo.

Volti e particolari narrano le affinita’ e le distanze, le somiglianze e le diversita’.  Propositi che il tempo ridurra’ in azioni o tentativi di azioni Come in  ‘Accomodarsi negli appositi spazi’  dove la mano in primo piano sembra non poter riuscire ad attraversare lo spazio per raggiungere l’esterno o in  ‘Schermaglie’ dove madre e figlio appaiono uniti e divisi dal gioco, dalla distanza di un pallone colorato.  Il sole acceca, respinge, come un sentimento forte.  Le loro mani, Caduta l’ombra della sera, si toccheranno.

L’artista ritrae le persone con distacco, ironia, come se ridesse di se stessa e degli altri. Le opere sono attraversate da tubi che costruiscono appositi spazi, da sbarre che li limitano e da fili che legano e dividono.

In  ‘La donna ingessata’  i pensieri rimangono soffocati dentro un  corpo di gesso. Staffette uniscono le parti, qualcosa riuscira’ a scappare fuori, il soffio del respiro.

In  ’Naggar venditore di frutta’  una linea attraversa il dipinto tagliando il viso appena sotto gli occhi, i veri narratori di storie.

La pittrice offre allo sguardo un finale positivo, nel calore dell’ amicizia si puo’ ritrovare l’armonia.

Rilasciati nell’abbraccio del sonno gli   ‘Amici d’infanzia’ riposano uno accanto all’altra, confidenti.

La donna al centro sorride ad occhi chiusi. Non sono presenti tubi, riquadri, complicazioni.  Nel sonno evadiamo, siamo e non siamo.  Non abbiamo piu’  bisogno di accomodarci negli appositi spazi, ritroviamo la nostra essenza perche’, come diceva Shakespeare, siamo fatti della stessa sostanza dei sogni.

 

 (Stefania De Mitri)